Il libero arbitrio è il dono sacro e talvolta scomodo al cuore dell’esperienza umana secondo la Bibbia. Non un semplice concetto filosofico, ma una forza dinamica che plasma destini, relazioni e la nostra stessa identità davanti a Dio. Attraverso storie potenti e personaggi emblematici, le Scritture ci mostrano come la libertà di scegliere sia intrecciata con la responsabilità, la caduta e la redenzione. Esploriamo tre momenti cardine – dalla genesi dell’umanità alla prova del Messia – che illuminano questo mistero profondo e ci rivelano qualcosa di essenziale su noi stessi e sul nostro rapporto con il divino.
1. Adamo: La Scelta che Aprì il Mondo (Oltre il Grigio dell’Eden)

Questa sezione non si limita alla disobbedienza, ma ne svela il significato radicale: Adamo ed Eva (rappresentanti dell’intera umanità) non scelsero solo un frutto, ma un’esistenza. Prima del “frutto proibito”, conoscevano Dio ma non sperimentavano la polarità tra bene e male nella sua pienezza terrena – era un “grigio” esistenziale sotto la diretta protezione divina. Mangiando, scelsero consapevolmente di conoscere il male per poter pienamente comprendere e abbracciare il bene, accettando le conseguenze: uscire dall’Eden immortale per entrare nel nostro mondo mortale, dinamico, doloroso e glorioso. Come insegnano anche i mormoni, fu una scelta necessaria per il progresso eterno, il coraggioso “sì” dell’umanità all’esperienza terrena con tutte le sue sfide e opportunità di crescita. Rinunciarono all’immortalità passiva per abbracciare il divenire.
2. Isaia e il Messia: La Profezia del Libero Arbitrio Perfetto

Il profeta Isaia, secoli prima, dipinge il ritratto di un Liberatore futuro la cui essenza è la scelta retta e costante: “Egli rifiuterà il male e sceglierà il bene” (Isaia 7:15 – approssimazione concettuale che unisce Isaia 7:15 sull’Immanuel e il tema della scelta presente in Isaia 55, 56:4). Questa profezia è fondamentale per comprendere il libero arbitrio biblico. Contrariamente ad Adamo, il Messia non è predestinato a essere meccanicamente buono, ma esercita una volontà sovrana e perfettamente allineata al Padre. Saper “scegliere il bene e respingere il male” non è per Lui una semplice possibilità, ma la caratteristica definitoria della sua natura. Isaia mostra così l’ideale: un libero arbitrio esercitato nella piena libertà *e* nella perfetta obbedienza all’amore e alla giustizia divina, diventando il modello e la speranza per la riconciliazione dell’umanità spezzata dalla scelta dell’Eden.
3. Gesù nel Deserto & Noi

Il deserto biblico non è solo un luogo fisico, ma lo stato esistenziale di ogni essere umano. Come il viaggiatore della canzone A Horse With No Name, che canta “In the desert you can remember your name”, anche noi siamo soli davanti alle nostre scelte. Gesù, tentato da Satana (Matteo 4:1-11), rappresenta questa lotta universale.
- Il deserto è ovunque – siamo nati soli, viviamo soli e, infine, torniamo soli alle dune del tempo.
- “Ricordare il proprio nome” significa riscoprire chi siamo e per farlo dobbiamo fare le scelte giuste.
- Gesù vince perché sceglie liberamente di obbedire, mostrandoci che la vera libertà non è fare ciò che vogliamo, ma volere ciò che Dio vuole per noi.
Come il cavallo senza nome che porta il viaggiatore attraverso il deserto, la nostra vita è un viaggio verso la riscoperta di chi siamo davvero – e ogni scelta ci avvicina o allontana da questa verità.



