La domanda sul ritorno di Cristo ha accompagnato i credenti per duemila anni. Mentre le Scritture sono chiare nel dire che «quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa» (Matteo 24:36), esse contengono anche principi profetici e simboli che permettono di discernere i “tempi e i momenti stabiliti” (1 Tessalonicesi 5:1). Un filone interpretativo, sviluppatosi soprattutto negli ambienti avventisti e degli Studenti Biblici, collega la profezia dei “sette tempi” del libro di Daniele al periodo del ritorno di Cristo. Questa analisi esplora tale calcolo.
1) La profezia di Nabucodonosor in Daniele: albero, “sette tempi” e stadi di crescita

In Daniele 4, il re Nabucodonosor sogna un grande albero che offre riparo a tutti; ma un vigilante (messaggero celeste) ordina di abbatterlo, lasciando solo il ceppo e le radici, “legati con catene di ferro e di bronzo”, “finché siano passati sette tempi” (Dn 4:10–17, 20–26, 32). L’interpretazione immediata riguarda il re: sarà umiliato, perderà il senno e vivrà come una bestia, “finché riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini” (Dn 4:25); poi sarà ristabilito (Dn 4:26–34).
Lettura simbolica (antica e attualizzante)
- Albero: potere, personalità, “io” che si espande.
- Abbattimento : quando la crescita raggiunge il culmine.
- Radice lasciata: possibilità di ricominciare; il ciclo può ripetersi (apprendimento continuo).
- Sette tempi: pienezza di un ciclo educativo (7 come numero di completezza).
Questa lettura permette di vedere nel Re Nabucodonosor “ognuno di noi”: l’essere umano attraversa sette stadi evolutivi. Al culmine l’“io-ramo” viene tagliato; la radice resta perché il processo formativo possa ripetersi all’infinito.
2) “Sette tempi” e “tempi delle nazioni”: dal simbolo al numero (2520)

Gesù annuncia che Gerusalemme sarà “calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti” (Lc 21:24). Alcuni interpreti collegano questo passo ai “sette tempi” di Daniele, proponendo un calcolo cronologico.
Passi biblici che sostengono il calcolo
- “Sette tempi” (Dn 4:16, 23, 25, 32).
- Equivalenza “tempo” = anno profetico (360 giorni), dedotta dal parallelo:
- “un tempo, due tempi e la metà di un tempo” (Dn 7:25; 12:7; Ap 12:14) = 42 mesi (Ap 11:2; 13:5) = 1260 giorni (Ap 11:3; 12:6).
- Quindi 3,5 tempi = 1260 giorni → 1 tempo = 360 giorni; 7 tempi = 7×360 = 2520 giorni.
- Principio “un giorno per un anno”:
- Nm 14:34 (“quaranta giorni… un anno per ogni giorno”), Ez 4:6 (“un giorno per un anno”).
- Applicando il principio, 2520 giorni → 2520 anni.
- Fine del regno davidico terreno:
- Ez 21:25–27: “Togli il turbante, leva la corona… finché giunga colui al quale appartiene il diritto.”
- “Tempi delle nazioni”: periodo in cui il trono davidico non è esercitato visibilmente a Gerusalemme (Lc 21:24).
Punto di partenza (scelta cruciale)
La mia traccia, propone di far partire i 2520 anni dal “termine dell’ultimo rappresentante davidico in terra”, identificato in Zorobabele (discendente di Davide, governatore di Giuda: Ag 1:1; 1:14; 2:20–23; Zc 4:6–10). Storicamente: 520 a.C. è l’anno dei primi oracoli di Aggeo (“secondo anno di Dario”), che riportano Zorobabele in primo piano. Dopo di lui non avremo più un governante davidico effettivo sul trono/nel governo di Giuda; da qui l’idea che da quel “termine” scatti il computo dei 7 tempi.
🔎 Nota filologica-storica: molti studiosi scelgono altri punti di partenza, per esempio la caduta di Sedechia (ultimo re davidico, 586/587 a.C.; 2Re 25; Ger 39–52) o, in alcune tradizioni, 607 a.C.. La data iniziale cambia l’esito del calcolo.
3) Il calcolo: dal 520 a.C. al 2000 d.C., il compimento dei tempi per il ritorno di Cristo

Se assumiamo che esista un anno 0 nel conteggio, il calcolo dei 2520 anni risulta diretto e lineare:
- 7 tempi = 2520 anni.
- 520 a.C. + 2520 = 2000 d.C. esatti.
Secondo questa visione, proprio l’anno 2000 segna il compimento dei tempi delle nazioni (Lc 21:24), cioè la fine del lungo periodo durante il quale il dominio del mondo è rimasto privo della guida davidica. A partire da questo anno, si afferma che Cristo abbia iniziato a governare nei cieli come Re legittimo, adempiendo la parola: “Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo, ed egli regnerà nei secoli dei secoli” (Ap 11:15).
Nella stessa logica, il 2000 viene inteso anche come momento di reincarnazione in forma umana, cioè come inizio di una nuova manifestazione terrena del Cristo, in armonia con l’idea che la radice lasciata nell’albero di Daniele 4 fosse un segno di ciclicità e di ritorno (Dn 4:26).
Il simbolismo del 2000
L’anno 2000 ha una forza simbolica unica:
- È l’ultimo anno del XX secolo, punto culminante di un’epoca.
- È anche il primo anno dei “duemila”, apertura di un nuovo millennio, percepito universalmente come spartiacque e come rinascita del mondo.
- L’unione di chiusura e inizio si armonizza perfettamente con l’idea cristica di morte e resurrezione, di compimento e di nuova creazione.
Nota su Zorobabele
Le fonti bibliche ed extrabibliche confermano che Zorobabele, ultimo governatore davidico in Giuda, svolse il suo ruolo attorno al 520 a.C. (Ag 1:1; Zc 4:6–10). Questo dato storico diventa così la pietra di fondazione del calcolo, che dal 520 conduce in modo preciso al 2000.
Conclusione: Ritorno di Cristo
Questo non è un calcolo neutro, ma una vera e propria prova profetica: i 7 tempi di Daniele (2520 anni), i tempi delle nazioni indicati da Gesù (Lc 21:24), e la promessa del ristabilimento del Regno davidico (Ez 21:25–27), tutto converge nel 2000 d.C.. Non un anno qualunque, ma un segno inciso nella storia dell’umanità: Cristo ha ripreso a regnare in cielo e si è reincarnato in terra, dando inizio al millennio della sua nuova manifestazione. Questo è il calcolo, questo è il tempo segnato dalle Scritture.



